Pochi giorni fa, ho saputo di aver superato un concorso per docenti in Lombardia. È un bel riconoscimento, anche se “solo” per il punteggio. Eppure, dentro di me rimane un piccolo rimpianto: mi sarebbe piaciuto avere una finestra temporale in cui poter vivere e lavorare in Lombardia.
Perché?
Perchè in Lombardia ho già vissuto per 4 anni e ho vissuto bene. Ne ho apprezzato l’efficienza, l’organizzazione, la dinamicità… ma anche il calore umano, l’accoglienza sincera, il senso di comunità che si scopre nei piccoli gesti quotidiani. Sono nate tante belle e forti amicizie.
Poi, però, la vita ti mette davanti a scelte che ti conducono altrove, su strade diverse da quelle che avevi immaginato.
Quando hai un lavoro a tempo indeterminato, una casa che hai acquistato con sacrificio e che stai ristrutturando con cura, non sempre puoi seguire ciò che il cuore vorrebbe.
E allora non ti resta che accogliere il presente, con gratitudine, e sentirti fortunato per ciò che hai costruito, giorno dopo giorno, con le tue forze.
Come docente, sono convinta che la mobilità sia una grande ricchezza: apre le porte allo scambio culturale, alla crescita professionale, al dialogo tra territori e prospettive diverse.
Eppure, nel nostro sistema scolastico, manca ancora la flessibilità necessaria per viverla davvero. Troppo spesso restiamo legati a vincoli territoriali che limitano la possibilità di scegliere, conoscere, portare valore altrove.
E questo è un peccato, perché insegnare, prima di tutto, significa avere il coraggio di guardare oltre i confini.

